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Il logo del “Progetto Educativo Zerosei”

Il logo del “Centro Internazionale Loris Malaguzzi”

Il Reggio approach stimola la naturale creatività dei bambini

I bambini comunicano attraverso “100 linguaggi”

I bambini sono considerati protagonisti della propria educazione

 

Educazione? Il bimbo ha voce in capitolo


Alla scoperta dell’innovativo approccio didattico degli asili di Reggio Emilia

Gli asili nido e le scuole dell’infanzia comunali di Reggio Emilia sono considerate tra le migliori strutture educative del mondo!

Merito di tale successo internazionale è da attribuire all’innovativo metodo educativo su cui si fondano: il “Reggio Approcch”.

Secondo questo approccio, ideato negli anni ’60 dallo psicologo Loris Malaguzzi, l’educazione si caratterizza come una ricerca continua da svolgere insieme al bambino, il quale, in questo modo, da individuo passivo diviene vero protagonista del processo di crescita.

Risultato di questa impostazione di base è una proposta all’avanguardia, che ripensa in una prospettiva inedita l’intera vita delle istituzioni pre-scolastiche infantili: dall’organizzazione dello spazio alle figure educative di riferimento.

Di questo affascinante e stimolante universo per l’infanzia abbiamo avuto modo di parlare con la Dott.ssa Daniela Lanzi, da 11 anni coordinatrice pedagogica, attualmente responsabile del “Nido Scuola Nilde Iotti” e delle due scuole dell’infanzia “Pablo Neruda” e “Balducci”.

 

Può illustrarci brevemente quali sono le peculiarità fondamentali che rendono unico questo approccio all’educazione, evidenziando quello che in base alla sua esperienza giudica l’aspetto più innovativo?

Vorrei subito fare una piccola precisazione sul fatto che oltre al nostro progetto educativo a Reggio Emilia esistono molte scuole, statali e private, con altri interessanti approcci educativi, con le quali riteniamo fondamentale confrontarci al fine di creare un intreccio tra esperienze diverse che convivono nella stessa città e insieme collaborano a costruire una cultura dell’infanzia, patrimonio di una comunità civile.

Per quanto riguarda, invece, gli elementi identificativi del nostro modello, credo ve ne siano quattro fondamentali da segnalare.

La prima peculiarità è che il nostro è un progetto Zerosei, nel senso che vuole fare un’unica proposta educativa per i bambini che vanno da zero ai sei anni, in una prospettiva di continuità di valori piuttosto che di separazione.

Il secondo aspetto da evidenziare si sviluppa intorno al tema della partecipazione. Secondo noi, infatti, è fondamentale che i quattro protagonisti che abitano la scuola, quindi, i bambini, gli insegnati, i genitori e la città, partecipino in modo attivo, corresponsabile, con le propria identità, alla costruzione della vita scolastica.

Un altro elemento costitutivo del nostro approccio si manifesta in una metafora che a noi piace usare: la scuola dei cento linguaggi. Tale espressione è legata a una poesia dello stesso Loris Malaguzzi, in cui si afferma che il bambino deve avere la possibilità di comunicare attraverso “cento linguaggi”, possibilità di cui il bambino è portatore e che la scuola e la comunità gli devono riconoscere e offrire. Inoltre, I “Cento Linguaggi” è anche il titolo di una mostra che vuole testimoniare, documentare, raccontare quelle che sono le diverse modalità di espressione dei bambini, del lavoro degli insegnanti e del modo di interpretare la scuola e che, girando in diverse parti del mondo dagli anni ’80, ha dato visibilità al nostro progetto educativo.

Infine, il nostro approccio è fortemente connotato dal valore e dalla strategia della relazione: il valore di essere in relazione tra di noi, lavorando in una dimensione di èquipe e collegialità, sia il pensare al processo di eduzione e di conoscenza come ad un percorso di gruppo e individuale, soggettivo e intersoggettivo insieme.

Le strategie didattiche messe in atto rivendicano un ruolo attivo del bambino: qual è la visione dell’infanzia che viene promossa?

Questo è un elemento su cui negli anni abbiamo discusso e ci siamo confrontati molto. Il nostro progetto educativo si fonda su un immagine dell’infanzia particolare, precisa, dichiarata che guarda al bambino come a un individuo competente fin dalla nascita che ha, quindi, i suoi modi di conoscere e di entrare in relazione con il mondo e con gli altri, sia bambini sia adulti. Questo significa anche che la nostra scuola parte dal presupposto di avere davanti un bambino che è un interlocutore importante, ricco, interessante, capace di dialogare con gli altri e che porta il suo punto di vista sulle cose che incontra. Ci sembra che questa idea dell’infanzia sia almeno in parte controcorrente rispetto a una visione più tradizionale, che pensa al bambino sottolineando di lui più ciò che non sa piuttosto che ciò che conosce.

 

Come si riesce a coinvolgere i bambini così attivamente da trasformarli fin da piccoli nei veri protagonisti del processo educativo?

Come si riesce a coinvolgere i bambini è molto legato a quanto abbiamo detto fino ad ora. È chiaro che se tu hai un’idea di educazione che presuppone la relazione e la partecipazione non puoi che considerare il bambino come un interlocutore importante del dialogo educativo. Anzi, per noi il punto fondamentale da cui partire è proprio l’ascolto dei bambini. A questo proposito entrano in gioco anche le nostre teorie di riferimento che, rifacendosi alla tradizione psicologica del socio-costruttivismo, vedono l’apprendimento come un percorso da effettuare in una dimensione di relazione, di scambio e di negoziazione. Partendo da questa riflessione, pensare che il bambino sia il vero protagonista del processo educativo diventa assolutamente indispensabile, coerente e democratico.

 

All’interno di queste complesse dinamiche anche il giocattolo acquista un suo ruolo specifico: secondo lei quali caratteristiche essenziali deve avere per rivelarsi un utile strumento di crescita? 

Questa è una domanda difficile in quanto non credo ci siano degli oggetti perfetti o dei giocattoli che possano garantire in modo assoluto il processo di crescita. Piuttosto penso che i giocattoli e, in generale, le proposte che vengono fatte al bambino debbano sempre aprire delle possibilità nuove, inedite e molteplici. Da questo punto di vista, ritengo che sia importante non creare situazioni educative troppo strutturate e standardizzate perché ogni gioco o attività proposta trova il suo significato non solo per com’è ma soprattutto per come viene presentata e proposta allo sguardo dei bambini. Per questo nelle nostre scuole più che i giocattoli canonici spesso si utilizzano materiali naturali e di recupero che nelle mani dei bambini prendono nuova forma e nuova vita.

 

Susanna Panizza

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