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Il logo del sito www.mammaepapa.it. Il suo responsabile, il Pediatra Giuseppe Varrasi, ci ha concesso questa intervista sulle problematiche legate all'alimentazione dei più piccoli
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Viva la pappa!
Il piacere di stare a tavola. Intervista al Pediatra Giuseppe Varrasi
Lo stare a tavola, il mangiare, possono e devono costituire delle piacevoli soste per tutta la famiglia. Sono momenti importanti, in cui il bambino comincia a formare i propri gusti, di pari passo con la propria personalità, e che il genitore deve saper accompagnare senza ansie, senza imposizioni, senza ricatti, con pazienza e allegria. E con i cibi giusti, al momento e nel modo giusto! È quanto emerge dall’intervista che ci è stata concessa dal Pediatra Giuseppe Varrasi, che è anche il responsabile di due siti Internet che sono un punto di riferimento in materia: www.mammaepapa.it, luogo d’incontro, scambio e informazione per i genitori, e Pediatria On Line, community dei Pediatri italiani.
Il fabbisogno alimentare di un bambino è molto diverso da quello di un adulto? Il bambino non è un piccolo adulto. Ha esigenze differenti non solo per quantità, ma anche per capacità digestive, esigenze nutrizionali e, non da ultimo, gusto. In più, parlare genericamente di “bambino” è impossibile: dal punto di vista dell’alimentazione dobbiamo almeno distinguere fra “lattante”, che è il bambino del primo anno di vita e si nutre di solo latte o ha in corso lo svezzamento, e “piccolo bambino”, che si riferisce invece a quello nel secondo-terzo anno di vita, in cui il divezzamento è completato, ma presenta ancora ampi problemi nell’accettazione dei diversi alimenti. C’è infine il bambino più grande, in relazione al quale ci si pone piuttosto il problema di un’alimentazione varia e completa, e l’obiettivo diventa sostenere la crescita, formare il gusto e permettergli di acquisire un corretto rapporto con il cibo.
In quali anni il bambino definisce gusti e stile alimentare? Esistono in questo senso delle “tappe”? Fin dai primi passaggi dello svezzamento possiamo notare differenze di gusto: il lattante rifiuta o apprezza particolarmente un dato alimento o magari anche il modo con cui lo si presenta (temperatura, consistenza). È però negli anni successivi che si forma un corretto stile alimentare. Individuerei due momenti critici: - nell’età della scuola materna, si deve insegnare anzitutto un corretto rapporto con il cibo: “non si mangia per far piacere alla mamma, ma se si ha fame”, “non si mangia a qualsiasi ora, ma ai pasti”, “non si mangia per strada o davanti alla tele, ma a tavola con la famiglia”. E poi bisogna impostare un’alimentazione corretta: quantità adatte a un bambino, varietà degli ingredienti, varietà delle ricette, orari regolari dei pasti. - all’inizio delle elementari, si deve contenere un rischio opposto spesso sottovalutato: il bambino comincia a provare “piacere” per il cibo, comincia ad avere col cibo un rapporto “da adulto” (non solo nutrimento, ma anche gola, socialità, strumento di pressione, eccetera); ciò può fare scattare il pericolo di un’alimentazione eccessiva (porzioni da adulto, bis, fuoripasto), che inevitabilmente fa scivolare il bambino verso il sovrappeso.
Come si possono interpretare i gusti dei più piccoli? Ci sono alimenti che più di altri incontrano il loro favore? Ovviamente qui devo generalizzare, ma di solito i piccoli prediligono cibi dolci (o comunque di sapore non aggressivo) e di consistenza tenera (non amano masticare). Dolcezza e cremosità sono infatti le caratteristiche del latte, che è stato il filo conduttore dell’alimentazione del primo anno e che guida ancora a lungo il gusto del bambino. Sulla stessa lunghezza d’onda stanno la pasta, il riso e i cereali in genere. Fra le verdure, predilette sono quelle più dolci (patata, zucchina, pomodoro, piselli), mentre meno probabile è l’apprezzamento per i sapori netti (peperone, cavolfiore). Per carne e pesce gioca piuttosto il fattore consistenza: il pesce e le carni bianche piacciono più delle rosse e la carne macinata (non solo hamburger, però, ma anche il ragù e le tradizionali polpettine al sugo) vince facilmente sulla bistecca.
Come ovviare alle difficoltà di molte mamme e papà nel “far piacere” il cibo ai propri figli? Esistono dei trucchi perché “accettino” di mangiare tranquillamente? Un Pediatra deve inorridire a questa domanda! MAI porsi il problema di persuadere un bambino a mangiare: “Il cibo deve sempre essere offerto e mai imposto, né con lusinghe né con minacce” mi insegnava il mio Maestro di Pediatria. Ovvero, mai obbligare un bambino a mangiare, ma nemmeno (e qui molti si sorprenderanno) cercare di persuaderlo con premi o pressioni di alcun genere. In altre parole, sono vietate frasi del tipo “mangia che la mamma è contenta” o “mangia tutto che lo diciamo al papà” o “se mangi la nonna ti compra...”. Allo stesso modo, mai cadere in comportamenti del tipo “per farlo mangiare devo inseguirlo per tutta la casa” o “mangia solo davanti alla tv” o ancora “mangia solo se lo imbocco io”. L’età della scuola materna è, in fondo, l’unica fase della vita in cui assistiamo a un rapporto sano con il cibo: i bambini mangiano solo se hanno fame (ovviamente, parliamo del pranzo e non di dolci o caramelle, per i quali l’autoregolazione non vale). Dopo non è più così: mangiamo (bambini e adulti) anche se non abbiamo fame, per gola, perché siamo in compagnia o sotto stress; o magari digiuniamo per le stesse ragioni o per ragioni di estetica. La natura non vuole questo e il bambino piccolo lo sa meglio di noi: lasciamolo fare con semplicità, senza forzature.
Escludendo magari l’eccesso di caramelle e dolciumi, esistono altri alimenti che i bambini non dovrebbero mangiare mai? Se parliamo di assaggio una volta tanto, in fondo non ci sono veri e propri divieti; fanno ovvia eccezione gli alcolici (anche l’assaggino di birra che tutti abbiamo visto fare al tavolo accanto in pizzeria) e le bevande che contengono caffeina (caffè, tè e bibite). Ci sono invece, evidentemente, cibi e metodi di cottura che non si prestano a un uso regolare nella normale alimentazione. Fra i cibi, includiamo quelli troppo ricchi di zuccheri semplici (caramelle e dolci in genere, bibite e succhi di frutta zuccherati) e quelli troppo grassi (insaccati e tagli di carne particolarmente grassi, burro, cioccolata).
E dei metodi di cottura cosa ci dice? Fra le cotture, è meglio evitare quelle che comportano uso abbondante di grassi (fritture, arrosti) o carbonizzazione (la grigliata o la cottura spinta alla piastra), privilegiando cotture semplici (bollitura, cottura al vapore, cottura al microonde). Da notare che la classica cottura nel sugo, se fatta senza troppi grassi, è in fondo un modo molto saporito di bollire e dunque unisce gusto e leggerezza.
La merenda a metà mattina e a metà pomeriggio è una buona abitudine? Il bambino può avere bisogno di un apporto di energia frazionato durante la giornata e i due piccoli pasti a metà mattina e metà pomeriggio servono proprio a evitare un periodo prolungato di digiuno. Per questa ragione, però, devono essere rapidamente digeribili e non particolarmente abbondanti.
E allora, quali alimenti sono consigliabili? La scelta migliore è quindi la frutta, qualche farinaceo leggero (meglio crackers, pane o fette biscottate che biscotti al burro o al cioccolato), dello yogurt o un piccolo gelato, evitando dolci o merendine a eccessivo contenuto calorico. In sintesi, dunque, possiamo dire che anche a tavola vanno rispettati il gusto e la personalità del bambino, senza per questo rinunciare a scelte corrette e salutari che è responsabilità del genitore compiere.
Lucia Basile

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