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LA LEGGENDA DELLO SCIMMIOTTO
D'ORO
Da Monkey a Dragonball: quando
il mito millennario di Goku incontra il manga!
C'era una volta... un
uovo d'oro. Dall'uovo nacque un pestifero scimmiotto, che un
giorno osò sfidare il Buddha
e fu punito. Rimase chiuso in una montagna per
500 anni.
Quando fu liberato da un monaco buddista,
Son Goku lo scimmiotto iniziò un lungo
viaggio alla ricerca dei Sutra
– i sacri testi del Buddismo – abbandonando il suo
carattere irrequieto e divenendo più saggio.
Non
è una storia come le altre, ma una delle leggende
più famose di tutto l'Estremo Oriente. Appartenente all'antica
tradizione cinese, è conosciuta come “Sun
Wukong”, “Lo
scimmiotto di pietra” e attribuita all'autore
Hiuan Tsang, vissuto
nel XVI secolo.
Ancora oggi il mito è così noto da essere fonte
di ispirazione per numerosi mangaka.
Il mondo del manga
lo ha spesso riletto in chiave comica, grazie soprattutto alla
schiera di personaggi tratteggiati come simpatiche
macchiette e al carattere di Songoku accentuato fino
al grottesco.
Negli anni Cinquanta l'inesauribile genio di Tezuka
Osamu dà ancora prova di sé, sfornando
il bellissimo manga “Boku
no Son Goku”, “Il
mio Songoku” (1952), liberamente ispirato alla
leggenda.
Il fumetto mescola l'ironia della storia con il contesto
picaresco di un viaggio “allo sbaraglio”:
partiti insieme verso l'India, Songoku
e il monaco buddista Sanzohoshi
incontrano sul loro cammino il maialino
Hakkai e il demone kappa
Sagojo, che si trasformano da goffi nemici in divertenti
compagni di viaggio.
Il successo di Songoku
convince la Toei Doga,
casa di produzione cinematografica, a investire nella trasposizione
animata del manga, sicura che la popolarità
della trama in tutto l'Estremo Oriente non dia rischi di flop
nelle sale.
È
il 1960. La Toei dà inizio al progetto di “Saiyuki”,
“Viaggio verso Occidente”,
in Italia “Le tredici fatiche
di Ercolino”. È il primo
adattamento animato giapponese delle avventure dello
scimmiotto Songoku.
Tezuka collabora a sceneggiatura,
storyboard e regia:
è il suo debutto nel campo dei manga
eiga. Il film ottiene un discreto successo, ma
è anche l'unica volta in cui Tezuka lavora per la Toei
a causa dell'infelice rapporto creatosi.
Sette
anni dopo Saiyuki, Tezuka
riprende la storia di Songoku e ne fa una serie animata, “Goku
no Daiboken” (1967), in Italia “Monkey,
La scimmia”.
Sfruttando il contemporaneo boom dei gag
manga e il massiccio pubblico conquistato con
“Tetsuwan Atom”,
“Astroboy”
(1963), la Mushi Productions,
casa di produzione di Tezuka, realizza una
nuova parodia del viaggio di Goku.
L'ottima grafica e una buona dose di comicità e d'avventura
non salvano il cartone dalle denuncie delle PTA
per volgarità di linguaggio, causandone l'interruzione
in TV.
Sul
finire degli anni Settanta la fantascienza rilancia il mito
di Goku. Matsumoto Leiji,
autore-culto delle serie spaziali “Uchu
Senkan Yamato” (1974) e “Uchu
kaizoku Captain Harlock” (1978), rispettivamente
da noi “Starblazers”
e “Capitan Harlock”,
immagina il mito di Saiyuki in un lontano
futuro tra galassie perdute.
Nelle due serie di “SF Saiyuki
Starzinger”, “Starzinger”
(1978-79) l'epico viaggio rivive nelle avventure del cyborg
Jan Kogo, della principessa
Aurora e dei loro compagni in rotta verso il Grande
Pianeta per dare nuova vita all'Universo.
Kogo
è molto simile a Goku: ribelle e talvolta
violento, esprime la sua animalità nel conflitto
interiore tipico del cyborg.
Possiede un bastone iperestensibile,
ha un cerchietto alla
testa che ne domina la forza e vola su un'astronave.
Negli anni Ottanta la popolarità del mito di Saiyuki
tocca l'apice con il manga Dragonball.
L'autore Toriyama Akira
crea un mix irresistibile grazie a ingredienti sempre vincenti
come avventura e comicita'.
Da
Saiyuki Toriyama riprende
personaggi principali, alcuni episodi chiave e naturalmente
il protagonista, Goku,
bimbo buffo e fortissimo con la coda di scimmia.
Dragonball non racconta piu' il viaggio a Ovest ma la
ricerca delle sette sfere del drago. Una storia incredibilmente
vicina al mito tutto europeo del Graal.
Lo stile grafico di Toriyama e il personaggio di Goku - simbolo
ufficiale dello scimmiotto d'oro - fanno di Dragonball
la versione più demenziale
della leggenda orientale.
Decisamente il mito di Saiyuki non cessa di essere fonte di
ispirazione per i mangaka.
Karim Ben Hamida

I vostri commenti
Fra i tanti esempi che avete riportato sulla leggenda dello
scimmiotto d'oro vi siete dimenticati di citare un'anime molto
recente intitolato, guarda caso, "Saiyuki - la leggenda
del demone dell'illusione", in onda in questo periodo
su Mtv. In questo cartone animato si raccontano le gesta di
Son Goku, un demone rimasto imprigionato in una montagna e
liberato da un bonzo...
Millo

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