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www.artcult.at
Sito del
Art Cult Center Tabakmuseum
di Vienna, dove si possono
ammirare gli oggetti
più disparati
per fumare tabacco.
Vi si trova anche
un’esposizione
di pipe artistiche,
dalle forme più elaborate.

www.progavirate.com
/arte/museodellapipa.htm

Museo Italiano della pipa, situato a Gavirate (VA),
ospita la collezione di pipe
di epoche, luoghi
e materiali diversi,
raccolte da Alberto Paronelli.


Pipe: la collezione Fincato

Una straordinaria collezione nel cuore di Roma, lì dove Sandro Pertini sceglieva le sue pipe migliori

“Io non prediligo: raccolgo, cioè compro ciò che mi piace. Soprattutto ciò che è perfetto, anche se è datato”.

Chi parla è Fausto Fincato, proprietario dell’omonima, storica tabaccheria di proprietà della sua famiglia da 70 anni, che egli stesso conduce da più di 50. L’elegante negozio, situato in una posizione privilegiata, tra Montecitorio e Palazzo Chigi, è oggi un circolo esclusivo, che è stato frequentato negli anni da numerosi personaggi politici, fra cui il più famoso è senz’altro il presidente della Repubblica Pertini, che qui aveva la sua poltrona personale.

Innamoratosi del suo lavoro, Fausto Fincato ha coltivato la sua passione per le pipe diventando non solo collezionista ma anche editore, esordendo nel 1975 con la rivista trimestrale “Smoking”; ha anche realizzato insieme a Giuseppe Bozzini una pubblicazione edita da Mursia sull’accurato lavoro che è alla base della produzione artigianale italiana di pipe: “Le più belle pipe italiane”.


Negli anni ‘90 ha fondato a Roma il “Circolo della Pipa”, un club che organizza incontri, conferenze e serate a tema, con sede nella rinascimentale “Casa del Curato”, ristrutturata dagli stessi soci. Allo stesso Fausto Fincato si deve inoltre l’idea di istituire delle vere e proprie gare di fumo lento, a livello nazionale ed europeo, in cui “chi la dura la vince”. Tutti hanno a disposizione lo stesso tipo di pipa, una bustina da tre grammi di tabacco e due fiammiferi.

E’ al piano superiore che la tabaccheria cambia volto e si trasforma in un museo della pipa, dove è possibile ammirare pezzi antichi e veri e propri capolavori di artigianato, conservati in vetrine illuminate situate all’interno di un accogliente salotto.

Fausto Fincato mostra con passione la sua collezione, prevalentemente di pipe in schiuma e in radica, e ci offre informazioni interessanti per chi si avvicini a questo collezionismo, che può diventare una passione anche molto costosa.

Anzitutto una premessa: la pipa riflette la personalità del suo proprietario: pipe più appariscenti, per chi ama farsi notare, e pipe più discrete… pipe con cannello ricurvo o “a boccetta”, cioè rotonde, adatte a essere coccolate, o con cannello diritto, più austero. La differenza non è funzionale, ma di gusto.

Tutti coloro che non le collezionano o non le fumano hanno nel loro immaginario la pipa in radica, oggi divenuta la più comune. In realtà solo nel 1850-60 questa sostituì la pipa in schiuma. Ma anche la pipa in schiuma non era l’unica esistente. La gente comune fumava pipe di terra, cioè in terracotta, con il cannello costituito da un pezzo di canna di bambù o in ciliegio. I fornelli venivano di solito foggiati secondo fattezze umane, come per quelle in gesso, sempre di uso popolare.
Le pipe in gesso, prodotte soprattutto in Olanda grazie a degli stampi, erano anch’esse pipe non pregiate perché dopo poche fumate il loro sapore diventava fortissimo; del resto si potevano buttare via spesso in quanto costavano molto poco.

Tutte le pipe, in schiuma, radica o terracotta potevano avere il fornello liscio o scolpito e i soggetti erano i più vari: personaggi storici, letterari, dalle fattezze zingaresche o negroidi oppure animali, scene venatorie, mitologiche, galanti o di guerra. Tutto dipendeva dalla fantasia e dalla perizia dei maestri artigiani che le realizzavano.

I nobili facevano preparare la pipa prima di fumarla dai loro aiutanti, facendo loro praticare il cosiddetto culottage.
Lo stesso culottage creava e crea sulla pipa quel tipico imbrunimento nella parte inferiore del fornello, derivante dal passaggio del fumo ormai freddo, che è tanto apprezzato dai collezionisti di pipe.

Quello della pipa in schiuma era un uso casalingo e lo è ancor oggi, se pur in presenza di pipe piccole, moderne: infatti la pipa in schiuma è molto fragile e se cade è certo che si rompa.

Nei secoli gli scultori di pipe in schiuma realizzarono veri e propri capolavori: il loro valore può andare da 500 ai 26 000 Euro. Tutto dipende dalla preziosità e dalla perfezione della fattura.
Non solo il fornello veniva scolpito, ma spesso anche il cannello o bocchino. In quelle più moderne, invece, spesso è d’ambra.

Oggi le pipe in schiuma di questa fattura non sono più realizzate, o, comunque, non sono più scolpite, ma pantografate.
La materia prima con cui venivano realizzate, la sepiolite o silicato di magnesio, proveniva per lo più dalla Turchia, ed era la migliore. Poteva essere trovata in superficie o estratta in profondità, anche attorno agli 80 metri.
Le più pregiate erano di produzione austro-ungarica. Il loro prezzo parte da un minimo di 1600 Euro e può anche salire molto.

La pipa in radica ha sostituito la pipa in schiuma a causa della fragilità di quest’ultima. La leggenda vuole che in Francia un artigiano realizzò per un nobile a cui si era rotta la classica pipa in schiuma una di nuovo tipo, resistentissima, con il fornello tratto dal ciocco dell’Erica arborea, la radica appunto, che può sopportare anche un calore di 800-900 gradi.


La pipa in radica nasce realmente in Francia, dove veniva spesso realizzata da lavoratori italiani emigrati. Dalla Francia la novità fu esportata in Inghilterra. Fabbricanti italiani di fornelli esistono fin dal 1898, epoca in cui la pipa era in gran voga, ma marchi di fabbrica italiani si impongono nel nostro Paese solo dalla seconda guerra mondiale: la Savinelli di Milano e la Castello di Cantù, per citare i due produttori più noti. In particolare la Castello produceva pipe di maggior pregio, “le Ferrari fra le pipe”. Non mancano gli inglesi, con in testa le preziose Dunhill.

Traiamo dall’esperienza del signor Fincato dei consigli per i collezionisti: per esempio egli non comprerebbe mai una pipa rotta anche se antica, perché andare a sostituire oggi un pezzo significherebbe compromettere il valore e la linea dell’oggetto.

Bisogna anzitutto sempre scegliere se collezionare pipe moderne o pipe antiche.

Se si vuole una collezione moderna sarà meglio scegliere di collezionare pipe di una sola marca, massimo due, per evitare confusione. Ci sono pipe da tutti i prezzi: da 50 Euro a qualche migliaio.

Se si vuole una collezione antica (una pipa si può definire antica se ha più di 80 anni), il maggior problema sarà dove reperirle e guardarsi dai falsi, frequenti fra le pipe in schiuma. Si possono anche comprare le pipe nei mercatini dell’antiquariato (purchè si sappia riconoscerne l’autenticità!), oppure nelle aste, in cui spesso capitano delle partite di pipe.

Si può anche scegliere di collezionare solo una tipologia di pipe, per esempio solo pipe Calabash, ricavate da una zucca africana. E’ un tipo di collezione molto interessante, in quanto esse sono state prodotte solo dai primi del ‘900 al 1940. Possono presentare diverse personalizzazioni, come il coperchio in argento o in oro.

Si ringrazia Fausto Fincato per la cortese consulenza grazie a cui è stato realizzato questo articolo.


Chiara Silli

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