Pipe: la collezione Fincato
Una straordinaria collezione nel cuore di Roma, lì
dove Sandro Pertini sceglieva le sue pipe migliori
Io
non prediligo: raccolgo, cioè compro ciò
che mi piace. Soprattutto ciò che è perfetto,
anche se è datato.
Chi
parla è Fausto Fincato, proprietario dellomonima,
storica tabaccheria di proprietà della sua famiglia
da 70 anni, che egli stesso conduce da più di
50. Lelegante negozio, situato in una posizione
privilegiata, tra Montecitorio e Palazzo Chigi, è
oggi un circolo esclusivo, che è stato
frequentato negli anni da numerosi personaggi politici,
fra cui il più famoso è senzaltro
il presidente della Repubblica Pertini, che qui aveva
la sua poltrona personale.
Innamoratosi del suo lavoro, Fausto Fincato ha coltivato
la sua passione per le pipe diventando non solo collezionista
ma anche editore, esordendo nel 1975 con la
rivista trimestrale Smoking; ha anche
realizzato insieme a Giuseppe Bozzini una pubblicazione
edita da Mursia sullaccurato lavoro che è
alla base della produzione artigianale italiana di pipe:
Le più belle pipe italiane.
Negli
anni 90 ha fondato a Roma il Circolo della
Pipa, un club che organizza incontri, conferenze
e serate a tema, con sede nella rinascimentale Casa
del Curato, ristrutturata dagli stessi soci. Allo
stesso Fausto Fincato si deve inoltre lidea
di istituire delle vere e proprie gare di fumo lento,
a livello nazionale ed europeo, in cui chi
la dura la vince. Tutti hanno a disposizione lo
stesso tipo di pipa, una bustina da tre grammi di tabacco
e due fiammiferi.
E al piano superiore che la tabaccheria cambia
volto e si trasforma in un museo della pipa, dove
è possibile ammirare pezzi antichi e veri
e propri capolavori di artigianato, conservati in
vetrine illuminate situate allinterno di un accogliente
salotto.
Fausto Fincato mostra con passione la sua collezione,
prevalentemente di pipe in schiuma e in radica,
e ci offre informazioni interessanti per chi si avvicini
a questo collezionismo, che può diventare una
passione anche molto costosa.
Anzitutto una premessa: la pipa riflette la personalità
del suo proprietario: pipe più appariscenti,
per chi ama farsi notare, e pipe più discrete
pipe con cannello ricurvo o a boccetta,
cioè rotonde, adatte a essere coccolate, o con
cannello diritto, più austero. La differenza
non è funzionale, ma di gusto.
Tutti
coloro che non le collezionano o non le fumano hanno
nel loro immaginario la pipa in radica, oggi
divenuta la più comune. In realtà solo
nel 1850-60 questa sostituì la pipa in schiuma.
Ma anche la pipa in schiuma non era lunica esistente.
La gente comune fumava pipe di terra, cioè
in terracotta, con il cannello costituito da un pezzo
di canna di bambù o in ciliegio. I fornelli venivano
di solito foggiati secondo fattezze umane, come per
quelle in gesso, sempre di uso popolare.
Le pipe in gesso, prodotte soprattutto in Olanda
grazie a degli stampi, erano anchesse pipe non
pregiate perché dopo poche fumate il loro sapore
diventava fortissimo; del resto si potevano buttare
via spesso in quanto costavano molto poco.
Tutte
le pipe, in schiuma, radica o terracotta potevano avere
il fornello liscio o scolpito e i soggetti erano i più
vari: personaggi storici, letterari, dalle fattezze
zingaresche o negroidi oppure animali, scene venatorie,
mitologiche, galanti o di guerra. Tutto dipendeva dalla
fantasia e dalla perizia dei maestri artigiani che le
realizzavano.
I nobili facevano preparare la pipa prima di fumarla
dai loro aiutanti, facendo loro praticare il cosiddetto
culottage.
Lo stesso culottage creava e crea sulla pipa quel tipico
imbrunimento nella parte inferiore del fornello,
derivante dal passaggio del fumo ormai freddo, che è
tanto apprezzato dai collezionisti di pipe.
Quello della pipa in schiuma era un uso casalingo
e lo è ancor oggi, se pur in presenza di
pipe piccole, moderne: infatti la pipa in schiuma è
molto fragile e se cade è certo che si rompa.
Nei
secoli gli scultori di pipe in schiuma realizzarono
veri e propri capolavori: il loro valore può
andare da 500 ai 26 000 Euro. Tutto dipende dalla
preziosità e dalla perfezione della fattura.
Non solo il fornello veniva scolpito, ma spesso anche
il cannello o bocchino. In quelle più moderne,
invece, spesso è dambra.
Oggi le pipe in schiuma di questa fattura non sono
più realizzate, o, comunque, non sono più
scolpite, ma pantografate.
La
materia prima con cui venivano realizzate, la
sepiolite o silicato di magnesio, proveniva per lo più
dalla Turchia, ed era la migliore. Poteva essere
trovata in superficie o estratta in profondità,
anche attorno agli 80 metri.
Le più pregiate erano di produzione austro-ungarica.
Il loro prezzo parte da un minimo di 1600 Euro
e può anche salire molto.
La pipa in radica ha sostituito la pipa in schiuma
a causa della fragilità di questultima.
La leggenda vuole che in Francia un artigiano realizzò
per un nobile a cui si era rotta la classica pipa in
schiuma una di nuovo tipo, resistentissima, con il fornello
tratto dal ciocco dellErica arborea, la radica
appunto, che può sopportare anche un calore di
800-900 gradi.
La
pipa in radica nasce realmente in Francia,
dove veniva spesso realizzata da lavoratori italiani
emigrati. Dalla Francia la novità fu esportata
in Inghilterra. Fabbricanti italiani di fornelli
esistono fin dal 1898, epoca in cui la pipa era in gran
voga, ma marchi di fabbrica italiani si impongono
nel nostro Paese solo dalla seconda guerra mondiale:
la Savinelli di Milano e la Castello di Cantù,
per citare i due produttori più noti. In particolare
la Castello produceva pipe di maggior pregio, le
Ferrari fra le pipe. Non mancano gli inglesi,
con in testa le preziose Dunhill.
Traiamo dallesperienza del signor Fincato
dei consigli per i collezionisti: per esempio egli
non comprerebbe mai una pipa rotta anche se antica,
perché andare a sostituire oggi un pezzo significherebbe
compromettere il valore e la linea delloggetto.
Bisogna anzitutto sempre scegliere se collezionare
pipe moderne o pipe antiche.
Se
si vuole una collezione moderna sarà meglio
scegliere di collezionare pipe di una sola marca,
massimo due, per evitare confusione. Ci sono pipe
da tutti i prezzi: da 50 Euro a qualche migliaio.
Se si vuole una collezione antica (una pipa
si può definire antica se ha più di 80
anni), il maggior problema sarà dove reperirle
e guardarsi dai falsi, frequenti fra le pipe
in schiuma. Si possono anche comprare le pipe nei
mercatini dellantiquariato (purchè
si sappia riconoscerne lautenticità!),
oppure nelle aste, in cui spesso capitano delle
partite di pipe.
Si
può anche scegliere di collezionare solo una
tipologia di pipe, per esempio solo pipe Calabash,
ricavate da una zucca africana. E un tipo di collezione
molto interessante, in quanto esse sono state prodotte
solo dai primi del 900 al 1940. Possono presentare
diverse personalizzazioni, come il coperchio in argento
o in oro.
Si ringrazia Fausto Fincato per la cortese consulenza
grazie a cui è stato realizzato questo articolo.
Chiara Silli
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