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 No
Nutella? No party! Il Mito costa solo 3 euro e 75 centesimi
e per quella cifra milioni di italiani possono portarselo a casa. In un barattolo
gigante. Il mito si chiama Nutella e ha appena compiuto 40 anni, esattamente
il 20 aprile scorso. Crema di nocciole, morbida e pastosa, piacere insuperabile
del palato, la Nutella regna sovrana nella fantasia di ogni italiano.
Appena un gradino sotto, nell’immaginario collettivo, c’ è
una cena con Monica Bellucci e un tete a tete con Brad Pitt.
Per
poterne assaggiare anche solo una goccia, gli uomini sono disposti a vedere aumentare
a dismisura la pancetta e le donne accettano con rassegnazione il brufolo che
campeggerà all’improvviso sul loro volto. Davanti alla
Nutella non c’è nessuno che sappia dire “no grazie” (fatta
eccezione per De Crescenzo, che sul “Corriere della Sera”
afferma addirittura “abbasso la Nutella”). A raccontarne
la storia leggendaria un libricino che da qualche settimana delizia gli appassionati:
si intitola – e non poteva essere altrimenti - Nutella, un mito italiano
(Rizzoli, euro 15, aprile 2004). L’autore è un giornalista de “La
Stampa”, Gigi Padovani.
“Quando è
nata la Nutella- racconta un po’ scherzando, un po’ serio - guardavo
in televisione il telefilm Rin Tin Tin e se aprivo la finestra di casa
sentivo, forte e penetrante, l’odore di nocciole, zucchero e cacao”.
Poi aggiunge ridendo: “Sono nato a Alba, città vittima di
un inebriante inquinamento dolciario come potevo esimermi dallo scrivere un libro
sulla Nutella?”. Il libro racconta la storia di Pietro Ferrero
e del suo bar-pasticceria di Alba: nel 1945 monsù Ferrero crea
il Giandujot (confezionato in panetti). Qualche tempo dopo decide che il Giandujot
è buono, ma che può fare di meglio e pensa a una crema spalmabile,
la “Supercrema”. Nel
frattempo milioni di italiani continuano la loro vita di sempre, a spalmare banalmente
burro e marmellata sui loro panini. Arriva il 1964 e il figlio
Michele dà inizio a una ‘nuova era’: dopo aver perfezionato
il prodotto e aver depositato il marchio, avvia la commercializzazione su scala
nazionale. Intanto, sceglie il nome: pensa e ripensa decide per la parola
inglese “Nut” (nocciola) e poi per il suffisso italiano: “ella”.
“Anche solo creare dal nulla questa parola è stata una idea geniale
– afferma Padovani – Aggiungo, per dovere di cronaca, che secondo
alcuni “ella” verrebbe da Cinderella, un nome
dolce, musicale, che piace”. Padovani descrive, poi, Michele Ferrero:
“E un uomo riservatissimo, che si concede assai poco. E’ praticamente
impossibile intervistarlo ”
In oltre 200 pagine, il giornalista racconta
tutto il raccontabile sulla crema più desiderata d’Italia: la storia,
innanzitutto. Ma, anche, le pubblicità fra cui quella famosissima “Che
mondo sarebbe senza Nutella?”, il business, i personaggi che l’hanno
citata, amata o riverita, compresi i politici. Da Berlusconi
che ha detto ”Privare di una rete la Fininvest, sarebbe come togliere la
Nutella alla Ferrero” a Giancarlo Fini che rivolto all’avversario
Walter Veltroni esclamò: “Basta con questo buonismo alla Nutella”.
Senza dimenticare Moretti in Bianca con il suo
barattolo alto un metro o l’ironico Giorgio Gaber che cantò
in Destra-Sinistra: “Io direi che il culatello è di destra,
la mortadella è di sinistra. Se la cioccolata svizzera è di destra,
la Nutella è ancora di sinistra”. Va, come prevedibile,
a Riccardo Cassini, autore del divertente Nutella Nutellae, il merito
della frase più brillante: “Conditio sine qua non per exercitare
Sbafationem Peccaminosam atque Clandestinam est Absentia Mammae”. Fenomeno
di costume italianissimo, oggetto di culto made in Italy come la Vespa
o la Cinquecento, famosa nel mondo come i Levi’s, la Nutella
fattura 4,5 miliardi di euro all’anno”. “Se mettessimo
in fila i vasetti prodotti nel mondo ogni anno -spiega Padovani – formeremmo
una fila di 40 mila chilometri, pari alla circonferenza della Terra. La produzione
annua è, infatti, di 2 milioni di quintali. E la vuole sapere un’altra
curiosità? Quelli che ne mangiano di più sono i lussemburghesi,
con oltre un chilo a testa ogni anno. Italiani e francesi si sono attestati sugli
800 grammi”. E non sarebbe finito qui l’elenco
dei numeri della Signora Nutella: in quarant’anni ne sono stati prodotti
circa 23 milioni di quintali, quantità sufficiente a riempire mille
piscine olimpioniche da 2250 metri cubi l’una. O, per fare un altro paragone,
la quantità prodotta fino a oggi è tale da poter essere spalmata
sull’intero territorio di New York, al ritmo di 3 kg per metro quadrato.
Nel mondo, infine, vi sono sette stabilimenti: due in Italia, uno in
Francia, uno in Germania, uno negli Stati Uniti, uno in Polonia e uno in Australia.
Non solo numeri, però: Padovani riempie il suo libro di aneddoti,
come quello del rapporto fra la Nutella e la Francia. Durante un incontro con
gruppo di studenti romani, fu chiesto a Moretti se i francesi sarebbero
stati in grado capire la scena in Bianca. Il regista rispose: “Be,
a Parigi mi hanno chiesto se anche in Italia la Nutella è così famosa”.
Sarebbe bastato spiegare loro che “la Nutella è l’Italia”.
Senza timore di smentite. Lavinia Capritti 
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